Notizia di pochi giorni è la sentenza sul caso Roggero. Tutti, proprio tutti, parlano del caso del gioielliere di Grinzane di Cavour. L’Italia si è divisa in due tra chi sostiene il gioielliere e chi avalla la sentenza. Tutte le altre notizie sono passate in secondo piano.
Telegiornali, programmi radio, testate di informazione, specialisti e gente comune parla della sentenza emessa in questi giorni per un caso di rapina finito con l’uccisione di due ladri per mano della vittima del furto, mentre fuggivano per le strade della città.
Dal caffè al caso Roggero
Questo pomeriggio mi trovavo nel mio bar- pasticceria preferito per fare merenda con una bella granita alle mandorle. Con il caldo soffocante di questi giorni, è stata un toccasana!

Vicino al mio tavolo, due uomini di una certa età discutevano in modo concitato del caso Roggero. Un po’ più in là, un gruppo di persone di mezza età, seduto ad un altro tavolo, affrontava lo stesso argomento con altrettanta foga. E ancora, un capannello di ragazzi, seduti al bancone, parlavano con un certo impeto dello stesso argomento. Per fortuna qualcuno si lamentava del caldo e apprezzava l’aria condizionata del locale!
Cucchiaino dopo cucchiaino, ascoltavo i discorsi dei presenti. Mi resi presto conto che tutti avevano un “comune divisore”: quelle persone erano lo specchio dell’Italia divisa in due sul caso Roggero! Due modi di vedere lo stesso caso. Due modi di affermare le proprie ragioni. Un modo unico per convincere l’altro di stare dalla parte sbagliata: l’aggressività e il paragone sempre più incalzante del “se fosse capitato a te” e del “se fosse capitato a me”. E poi, ovviamente, tutto buttato in politica, giusta, sbagliata, di oggi, di ieri, dei tempi passati. Qualcuno, ha anche esordito con la frase storica “ai miei tempi si potevano lasciare anche le porte aperte”. A quest’ultima frase non ho dato molta importanza vista l’età della persona e la probabile mancanza di consapevolezza di ciò che comportarono in Italia e nel mondo i “tempi” tanto rimpianti dal signore!
Per fortuna, mi accorgevo che, in modo diverso, entrambe gli schieramenti facevano appello all’aspetto legislativo e all’aspetto umano della vicenda per affermare la propria posizione. Quindi avevano consapevolezza c’erano due aspetti distinti da analizzare.
La sentenza sul caso del gioielliere di Grinzane di Cavour
Credo di poter riassumere la sentenza emessa nei confronti del signor Roggero con la seguente frase presa in prestito da una massima latina che sintetizza un principio di diritto: “Dura lex, sed lex”, la legge è dura, ma è legge.

Ritengo che i giudici abbiano applicato la legge sulla legittima difesa tenendo in considerazione le attenuanti del caso, ma non essendo un tecnico non entro in merito ai dettagli giuridici.
A mente fredda, seduta ad ascoltare le chiacchere del bar, prima davanti alla mia granita alle mandorle, e poi davanti al mio monitor per scrivere nella quiete del mio studio e con l’aria condizionata che mi rinfresca, posso analizzare i fatti con calma e distacco. Cosa che non ha potuto fare il gioielliere! E quindi:
- Ritengo che nessuno dovrebbe sparare per strada né per compiere reati, né per legittima difesa, né per rabbia, né per vendetta. Purtroppo, però questi fatti sono accaduti e continuano ad accadere e la cronaca nera né è piena. Basta fare qualche ricerca su internet.
- Lo Stato non può giustificare una sparatoria messa in atto da un uomo perché “un uomo perbene”. Piuttosto può comprenderne i motivi e rendere la pena meno severa, ma non può assolvere.
- Una sentenza diversa da quella emessa avrebbe dato la stura alla “giustizia fai da te”, trasformando la giustizia in vendetta con tanto di autorizzazione da parte dello Stato. Impensabile.
Pìetas per il signor Roggero
Mi piace utilizzare la parola “pietà” e non pìetas per descrivere cosa dovremmo provare per il signor Roggero. La parola pìetas ha un significato del tutto diverso da pietà ed è ben lontano dal significato che gli si dà normalmente. La si usa in genere in alternativa alla parola pietà perché, nel tempo quest’ultima ha assunto una connotazione negativa. Spesso per indicare disprezzo, ma non è così.
Per il signor Roggero dovremmo provare tutti pietà, cioè profonda compassione, partecipazione e misericordia per la sua sofferenza. E’ questo il vero significato della parola pietà e non dovremmo vergognarci ad usarla, né serve ricorrere ad altra parola!
Moralmente dovremmo metterci tutti nei suoi panni e provare ad immaginare gli attimi convulsi, per lui durati una eternità, che ha vissuto. E non una volta, non due volte, ma più volte senza che nessuno sia intervenuto per non farli più accadere.
Dovremmo tutti empatizzare con lui e provare ad immedesimarci nella situazione che il gioielliere ha vissuto più volte. Forse potremmo provare a comprendere la reazione sconsiderata che ha avuto. Potremmo pensare che il signor Roggero, stanco, esausto, terrorizzato, arrabbiato abbia perso la lucidità di ponderare in maniera razionale il da farsi e, in un momentaneo inceppo della ragione, è stato sopraffatto dall’istinto di mettere fine, una volta per tutte, ad una situazione che si ripeteva da troppo tempo.
Non siamo i giudici del caso del gioielliere di Cuneo
Non si può appellare il signor Roggero con epiteti dispregiativi e ingiuriosi per il gesto che ha compiuto.
I giudici devono applicare la legge al di là del loro sentire personale. Essi, nel preciso istante che indossano le vesti di giudice, rappresentano lo Stato Italiano e le sue leggi.
Il comune cittadino non veste i panni di giudice. Noi siamo liberi di mostrare pietà verso un uomo che ha subito molteplici rapine e violenza fisica e psicologica .
Senza giustificare il suo gesto, possiamo comprendere lo stato mentale in cui si è venuto a trovare in pochi minuti il gioielliere di Grinzane di Cavour.
Nessuno può sapere come ha reagito la mente del gioielliere all’ennesima violenza. Possiamo solo immaginare, ma non sapere. Possiamo interpretare il suo sguardo e le sue parole. Cosa sia scattato nella mente di quell’uomo, che tipo di trauma abbia subito in pochi istanti che lo ha portato a reagire in quel modo sconsiderato, non possiamo saperlo!
Ancora meno possiamo, in maniera presuntuosa, asserire che la nostra reazione sarebbe stata diversa, che ci saremmo fermarti sull’uscio della porta, una volta allontanatosi il pericolo. Forse sì, forse no! Facile parlare a mente fredda! A fatto accaduto, con la cognizione del poi! Il signor Roggero ha vissuto istante per istante, senza sapere cosa sarebbe accaduto dopo!
Di sicuro, la tensione era altissima. L’adrenalina alle stelle. L’istinto di sopravvivenza e di difesa dei propri cari al massimo. Lo sconforto di essere da solo ad affrontare per l’ennesima volta una situazione già ripetutasi più volte, anche. Probabilmente in pochi minuti l’istinto di sopravvivenza, di difesa, di mettere fine a quegli episodi vissuti più e più volte in poco tempo, hanno preso il sopravvento sulla razionalità e l’etica, trasformando un uomo perbene in un assassino, al di là della sua volontà.
Il caso Roggero è un esempio da non imitare
Questa vicenda deve unire gli Italiani che a gran voce dovrebbero chiedere, alla politica tutta, senza distinzione di parti e di partiti, di guardare la realtà prima ancora di interpretarla perché a fronte di quello che è accaduto, ci sono tanti altri casi che non fanno clamore, che non vengono denunciati, ma che esistono.
Tutti dovremmo chiedere alla politica “tutta” di ristabilire il senso di sicurezza che abbiamo perso. L’ha persa chi condanna “senza se e senza ma” il signor Roggero, ma anche chi lo giustifica. L’ha persa chi lo condanna pur comprendendolo.
La politica tutta dovrebbe avere come obiettivo fare diventare il caso Roggero un evento straordinario, un esempio da non imitare, ma non per paura di essere condannati, ma perché è lo Stato che è riuscito a fare prevenzione affinché casi come quello del gioielliere non siano più la normalità.